Giornata Mondiale del Rifugiato 2025: HIKE e la forza dell'accoglienza nel cuore di Mantova

Il 28 giugno 2025, Mantova ha celebrato la Giornata Mondiale del Rifugiato con un evento corale e partecipato dal titolo “Sulla rotta della pace – la scommessa dell’accoglienza”, ospitato nel chiostro del Museo Diocesano Francesco Gonzaga. Una serata densa di contenuti, volti, storie e riflessioni che ha visto la partecipazione attiva di enti, associazioni e cooperative del territorio.
Tra queste, la Cooperativa HIKE ha portato un contributo vivo e tangibile, rappresentando non solo una realtà professionale dell'accoglienza, ma anche un simbolo di trasformazione concreta e quotidiana.

Momento centrale della serata è stata la proiezione dell'intervista di Tayyab Muhammad e Musa Kamara, due giovani uomini che incarnano perfettamente il significato della parola “rifugiato”: non solo persone in fuga, ma vite in cammino, capaci di rialzarsi, formarsi e restituire al territorio che li ha accolti. Musa è poi intervenuto raccontaci dal vivo le sue difficoltà, gli ostacoli e le soddisfazioni incontrate durante il suo lungo percorso.
Trovi l'intervista integrale a questo indirizzo: intervista

L’intervento della Cooperativa HIKE non si è limitato a una testimonianza, ma ha offerto anche una visione più ampia del proprio impegno nel settore dell’accoglienza dei giovani migranti e dei minori stranieri non accompagnati.
Attraverso progetti educativi, accompagnamenti personalizzati, orientamento scolastico e professionale, HIKE costruisce ogni giorno percorsi di autonomia e dignità, ponendosi come ponte tra il bisogno di protezione e il desiderio di costruire un futuro.
Un dialogo vero tra generazioni: il progetto con Lab2b e Centro Aperto

Prosegue il percorso di Generazioni a Confronto, un progetto che ci sta particolarmente a cuore e che vede la partecipazione di giovani e adulti in uno scambio autentico e ricco di significati.
Il primo episodio di questo viaggio si è svolto nell’ambito del piano territoriale Disagio Giovanile – ATS Valpadana, promosso da Co.Pro.Sol in collaborazione con il Centro Aperto e con i ragazzi e le ragazze del Lab2b di Eutopia Mantova.
L’obiettivo è chiaro: migliorare la comunicazione tra generazioni, creare relazioni positive, imparare a conoscersi e a comprendersi davvero. Non si tratta di un semplice incontro formale, ma di un’esperienza viva, dove parole, emozioni e vissuti si intrecciano.
Per questa occasione abbiamo coinvolto adulti con grande esperienza di vita e un forte desiderio di mettersi in ascolto, senza pregiudizi. Dall’altra parte, i giovani del Lab2b hanno portato curiosità, idee e uno sguardo fresco sulla realtà che ci circonda.
Il risultato è stato un momento di confronto sincero, in cui le differenze generazionali si sono trasformate in una risorsa. Tante le riflessioni emerse: sul modo di comunicare, sulle aspettative reciproche, su cosa significhi oggi costruire fiducia tra adulti e adolescenti.
Un ringraziamento speciale va ai volontari e alle volontarie del Centro Aperto per l’entusiasmo, l’energia e la disponibilità con cui hanno partecipato. Ed un grazie altrettanto sentito ai ragazzi e alle ragazze del Lab2b: è solo grazie al contributo di tuttə che iniziative come questa possono generare valore e costruire nuove connessioni.
Trovi il reel dell'episodio 1 a questo indirizzo: EUTOPIA (@eutopia.mantova)
Scacchi a Parco Te: quando una mossa diventa occasione di crescita
Nel pomeriggio di ieri, all’ombra degli alberi di Parco Te, si è svolta un’attività insolita ma altamente simbolica: una partita a scacchi tra i Peer Supporters – persone che stanno scontando pene alternative e cittadini che in passato sono stati seguiti dall’Uepe di Mantova – e ə ragazzə del Lab2b, all’interno di un laboratorio promosso da Generare il Futuro, con la collaborazione di Insieme – Centro per le Famiglie e il supporto dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Mantova.
Quello che può sembrare solo un gioco è diventato invece uno spazio di apprendimento autentico. Tra mosse strategiche, arrocco difensivo e il celebre “matto del barbiere”, si sono costruiti ponti di relazione, si è lavorato sul pensiero critico, sulla gestione del tempo e sull’attenzione all’altro. Come ogni buon giocatore sa, sulla scacchiera ogni mossa ha delle conseguenze: proprio come nella vita.
La scacchiera come metafora della giustizia riparativa
La scelta degli scacchi non è stata casuale. Questo antico gioco, basato su regole chiare, rispetto reciproco e strategia condivisa, si presta perfettamente a rappresentare i principi della giustizia riparativa. Nella scacchiera, come nel percorso riparativo, ogni pezzo ha un valore, ogni giocatore ha il diritto di essere ascoltato, ogni decisione può aprire o chiudere strade.
Lo spazio del gioco è diventato così uno spazio di riflessione: su come i conflitti possano essere affrontati senza annullare l’altro, su come anche in situazioni difficili si possano trovare soluzioni che includano, che ricostruiscano, che restituiscano senso.
Un laboratorio che lascia traccia
L’incontro è stato parte del progetto Generare il Futuro, un percorso che mette al centro l’educazione, la responsabilità e la possibilità di cambiamento. Esperienze come questa dimostrano quanto sia importante offrire ai giovani contesti in cui sperimentare modalità nuove di relazione e apprendimento. Non si trattava solo di vincere o perdere, ma di comprendere che ogni scelta – anche quella apparentemente più piccola – può contribuire a cambiare il corso della “partita”.
I Peer Supporters, con il sostegno degli educatori e degli operatori dell’area penale, stanno diventando figure sempre più significative in questi processi: giovani che parlano ad altri giovani, alla pari, ma con strumenti per favorire riflessione, rispetto e costruzione di senso.
Una mossa alla volta, nessuno escluso
In un tempo che spesso esaspera l’individualismo, giocare di squadra e sedersi di fronte a altri per una partita a scacchi può diventare un atto riparativo in sé: guardarsi negli occhi, accettare le regole comuni, scegliere come muoversi. Proprio come nella giustizia riparativa, l’obiettivo è trovare insieme un esito possibile che non lasci indietro nessuno. Una mossa alla volta, con attenzione e presenza. L'attività è realizzata in collaborazione con il progetto Milone 4.0.
Trovi il reel dell'evento a questo indirizzo: EUTOPIA (@eutopia.mantova)

Nel nostro immaginario, spesso si pensa che l’unica via sia buttare via e dimenticare. Eppure, esiste un’alternativa antica e sorprendente: il kintsugi, l’arte giapponese di riparare oggetti rotti con oro fuso. Una crepa, invece di essere nascosta, viene messa in evidenza. Il risultato? Un oggetto diverso, unico, che porta le sue ferite come segni di valore. E se fosse lo stesso con le persone?
La giustizia riparativa parte da una domanda semplice, ma potente: cosa serve davvero per riparare un danno? Non si tratta di “perdonare tutto”, né di “giustificare”, si tratta di riconoscere, responsabilizzare, ricostruire: dare spazio al dialogo tra chi ha causato un danno e chi lo ha subito, per creare ponti invece di barriere. È un modo per dire che anche da uno strappo può nascere qualcosa: non com’era prima, ma più consapevole, più umano.
Il 12 aprile, nel cuore di Mantova, ci siamo ritrovatə in piazza per parlarne davvero, con parole semplici e facce vere.
L’iniziativa “Kintsugi – (Non) a tutto si può riparare”, promossa all’interno del progetto HUB Centro Mantova e realizzata con il supporto del bando #generareilfuturo in collaborazione con Centro Famiglie Insieme e con il progetto Milone 4.0, ha portato il tema della giustizia riparativa fuori dalle aule e dentro la città. Con un linguaggio accessibile e simboli potenti – come le ceramiche rotte e ricostruite – abbiamo chiesto a chi passava:
“Tu credi che si possa riparare tutto?” Le risposte? Diverse, sincere, a volte incerte.
Ma tutte accomunate da una cosa: la voglia di parlarne, di non lasciare il tema della giustizia solo agli esperti o ai tribunali.
Nel territorio mantovano, la giustizia riparativa è già una realtà concreta.
Attraverso percorsi con l’UEPE (Ufficio Esecuzione Penale Esterna), progetti di Peer supporting, attività socialmente utili e incontri di mediazione, tante persone stanno sperimentando cosa significa davvero “riparare”:
uscire dall’isolamento,
assumersi responsabilità,
fare un gesto per gli altri.
È giustizia? È educazione? È comunità?
Forse è un po’ di tutto questo. Forse è proprio da qui che si genera il futuro.
“Kintsugi - (Non) a tutto si può riparare” è stato più di un evento.
È stato un’occasione per fare domande scomode, ascoltare storie, creare legami.
E tu, ci hai mai pensato?
Cosa faresti, se potessi riparare qualcosa di rotto nella tua comunità?
Continuiamo a parlarne, non perché tutto sia riparabile, ma perché vale la pena provarci. Trovi il reel dell'evento a questo indirizzo: